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Capitan Harlock: la rilettura di un mito attraverso un film

E’ uno dei film d’animazione (realizzato in computer grafica) che più ha incuriosito il mondo degli appassionati: Capitan Harlock è una pellicola del 2013 diretta da Shinji Aramaki e scritta da Harutoshi Fukui, con ispirazione dall’omonimo manga di Leiji Matsumoto. E’ stato distribuito in Italia a partire dal gennaio 2014, dopo aver partecipato come pellicola fuori concorso alla 70° Mostra internazionale del cinema di Venezia.

Il film ci porta direttamente nel 2977, in un pianeta Terra che risulta essere ormai abbandonato da anni, centinaia di anni. In questo modo, l’universo è diventato un luogo inviolabile, controllato in modo fermo e preciso dalla coalizione Gaia. Questo posto, considerato un’entità sovra-planetaria prende il nome di la Gaia Sanction: è un posto potente, decadente e al tempo stesso corrotto dove gli esseri umani vengono governati in tutto e per tutto. A contrapporsi in questo contesto è proprio la figura di Capitan Harlock, pirata che è al comando dell’astronave Arcadia, vero nemico per i dirigenti di Gaia che sono intenzionati ad elaborare un piano per eliminarlo. L’idea è quella di infiltrare una spia nel suo equipaggio, il giovane Logan, che è il fratello minore del comandante supremo astro-spaziale Ezra. Ma quando Logan imparerà a conoscere gli ideali del capitano, inizierà a non vederlo più come un nemico e insieme si uniranno contro sua fratello.

La lettura del film

Il nostro intento non è chiaramente quello di toglierti l’emozione legata alla visione stessa della pellicola, ma di analizzare insieme i suoi punti più importanti. L’Harlock che troviamo nel film di Shinji Aramaki è un ex ufficiale dell’esercito nemico e mantiene fede al personaggio di Matsumoto nel suo carattere solitario, nell’essere taciturno e per la sua morale di ferro. In questo sicuramente notiamo che il mito di Harlock resta integro e ben strutturato, anche se in questa particolare produzione il capitano viene tenuto maggiormente lontano dai riflettori. E’ visto come una sorta di leggenda che appare e scompare con la stessa velocità; non è lui ma sono bensì le dinamiche dei due fratelli a muovere la dinamica della storia, loro che si trovano ai lati opposti dello schieramento nella lotta tra l’equipaggio dell’Arcadia e l’esercito di Gaia.

Si perde sicuramente quel pizzico di romanticismo, Harlock diventa più mitico e una figura eroica che però viene celata nella sua parte più struggente. Per questo diventa fin dai primi minuti un tipo di storia generica, che non vuole minimamente raggiungere l’originalità che ha saputo raccontare Matsumoto, ma che ci mostra un classico conflitto familiare con dinamiche fin troppo lente.

Il film convince ma non del tutto

Bisogna precisare subito una cosa: se sei un fan indiscusso di questo personaggio e speri di poter ammirare Capitan Harlock combatte la sua gloriosa guerra, allora dovrai assolutamente ridimensionare le tue aspettative. La trama che tutti noi abbiamo imparato a conoscere e amare è lontana da quanto potrai trovare e guardare nel film. Ci troviamo a contatto con un Harlock che si mimetizza, che è quasi stanco di lottare e privo di vere emozioni che siano utili a guidarlo.

Si tratta di un lavoro che sicuramente appassionerà maggiormente gli adulti, poiché porta in sé una vasta quantità di significati e morali che dovranno essere colte con un attento lavoro che ti porterà a leggere nel profondo, andando quindi ben oltre la superficie. Se la Terra diventa un ologramma, Harlok e la sua Arcadia sono un essenza oscura che si muovono per la ricerca di quei valori che sono sicuramente rimasti ben presenti anche in questo film: la voglia di libertà, di uguaglianza, di onestà, lealtà e soprattutto coraggio. Fatte quindi le dovute premesse, possiamo sicuramente concludere dicendo che è un film da vedere.

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